(…) questo non è un congresso ordinario. Questo è un
congresso che cade nel ventennale della nostra nascita – e quindi impone
necessariamente di fare i conti con la nostra storia, con ciò che abbiamo fatto
e con ciò che siamo diventati – ed è un congresso segnato dal carattere
eccezionale della fase politica che stiamo attraversando.
Sulla fase politica non voglio aggiungere molto a
quello che è già stato detto. Soltanto tre punti, rapidissimi.
Prima questione: tutte le nostre energie vanno
dedicate all’opposizione politica e sociale al governo Monti. Un governo la cui
cifra più pura sta nell’attacco violentissimo che sta progettando al lavoro
(che è il cuore della questione italiana) e ai lavoratori, con quella proposta
Ichino che, nel nostro Paese, con questo capitalismo straccione e rapace, si
trasformerà nella libertà totale di licenziare e nella libertà concessa ai
padroni di imporre, senza alcun vincolo, il proprio arbitrio, la propria
violenza, la propria prevaricazione.
Seconda questione: questo governo porta in sé un
pericolo ancora maggiore, di portata costituente, e cioè la normalizzazione
nell’opinione pubblica dell’idea secondo la quale la Tecnica salva il mondo
(quasi che il governo sia espressione diretta di una presunta Ragione
scientifica, e non lo strumento di dominio dei poteri forti internazionali e
nazionali che hanno causato la crisi). C’è in questo – e hanno fatto bene i
compagni a ricordarlo – il rischio dell’omicidio della politica,
dell’espropriazione della democrazia e della sovranità popolare (di cui il
presidente Napolitano è più che un complice e più che un responsabile),
coerente con quel vento di populismo, di presidenzialismo e di anti-politica
che ha soffiato – voglio dirlo con il massimo della nettezza ai compagni di
Sel, e al compagno Nichi Vendola in particolare – anche a sinistra, anche tra
noi.
In terzo luogo, proprio perché le ragioni
dell’opposizione sono così forti e nette, dobbiamo capire quale tipo di
opposizione fare. E qui sta la politica, la capacità di cogliere e mettere in
pratica le sfumature, i dettagli, la nostra intelligenza.
Io non penso che si possa fare opposizione con
ambiguità, con reticenze, con mezze misure. (…)
E come ha detto ieri il Segretario, “massimo di
chiarezza e minimo di settarismo”, perché l’opposizione può essere
intransigente e allo stesso tempo intelligente. E cioè si può conciliare il
rigore di una posizione intransigente con un atteggiamento egemonico che parli
alla gente in carne ed ossa, alle masse lavoratrici, agli studenti, ai
disoccupati.
E cioè un’opposizione che sappia parlare a tutta la
sinistra, ai comitati, ai movimenti, alle organizzazioni di massa nel nostro
Paese, che incalzi l’Idv e Sel e li metta di fronte alle proprie responsabilità
e agli errori clamorosi di valutazione e di linea politica!
E che provi a utilizzare l’opposizione al governo
Monti per fare l’unica cosa utile e sensata che dobbiamo fare: unire. Unire i
comunisti, unire i lavoratori, unire le lotte, unire i conflitti, unire la
nostra generazione, unire la sinistra, unire l’opposizione politica e sociale
al governo dei padroni e delle banche.
Unire quindi non a partire dalle chiacchiere ma a
partire dai fatti, dalle azioni, dalle lotte.
Come la straordinaria lotta che quotidianamente i
nostri compagni, e in particolare i giovani, conducono contro le organizzazioni
squadristiche, neofasciste e di estrema destra e contro le mafie e la
criminalità organizzata spesso nell’isolamento più cupo, senza la protezione di
null’altro al di fuori dei propri corpi e delle proprie idee. E anche per
questo voglio ringraziare chi sta in trincea ogni giorno, nelle periferie delle
grandi città e soprattutto nel nostro Mezzogiorno, e ricordare compagni come Dax, Valerio Verbano ma anche Pio La Torre e Peppino Impastato.(…)
Infine, voglio dire un’ultima cosa: non andiamo da
nessuna parte se non prestiamo cura al più grande patrimonio a disposizione
della sinistra italiana. E questo grande patrimonio si chiama Rifondazione
comunista. Il nostro partito. E quando penso al nostro partito non penso ai
gruppi dirigenti, la cui unità è certo importante e va valorizzata, ma non è la
cosa più importante.
Non penso alle grandi strategie, alle grandi alchimie
politiche, penso a quelle decine di migliaia di donne e uomini che ogni giorno
impegnano con la militanza (una
parola alta e nobile) la propria vita quotidiana, al prezzo di grandi
sacrifici, sottraendo tempo ed energia ai propri affetti, al proprio tempo
libero, alla propria famiglia. E sapete perché lo fanno, perché lo facciamo?
Perché siamo mossi da una passione smisurata e da un amore vero nei confronti
di valori come la giustizia, la libertà, l’eguaglianza, valori che hanno
segnato la nostra storia e siamo convinti che segneranno ancora il nostro
futuro.
E nessuno potrà mai convincerci del contrario, e di
fronte a quelli che per vent’anni ci hanno insegnato che il comunismo è un
cumulo di macerie e di orrori (al punto che non pochi anche tra noi se ne sono
alla fine convinti) noi dobbiamo tirare fuori tutto l’orgoglio della nostra
storia, della nostra identità. Perché il rifiuto di processare la nostra
storia, l’orgoglio nei confronti della nostra storia è un pensiero carico di
speranza e di impegno per il futuro.
Orgoglio, passione, amore. La politica è fatta di
sentimenti e uno dei nostri compiti, forse il più grande, è riconnettere la
nostra politica, la nostra iniziativa, con la vita quotidiana, con le sue
sofferenze, i suoi dolori, ma anche le sue grandi gioie.
Connettiamoci, allora, e guardiamo al futuro. Senza
averne paura.(…)
Simone
Oggionni
portavoce
nazionale Giovani Comuniste/i
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