mercoledì 17 novembre 2010



27 NOVEMBRE UNA DATA IMPORTANTE PER I NOSTRI DIRITTI


Quando si richiamano i temi del lavoro, del fisco, del welfare, dell'istruzione è sempre difficile semplificare, perché si rischia la banalizzazione. Per contro un eccesso di tecnicismo provoca un complessivo e progressivo disinteresse.
È difficile comunicare le ansie e le preoccupazioni che attanagliano il nostro vivere quotidiano senza sbordare nell'uno o nell'altro campo. Eppure concetti come il diritto ad un lavoro stabile e dignitoso, ad un fisco equo, alla conoscenza, ad un welfare diffuso ci riguardano tutti direttamente, nessuno escluso.

Faccio questa premessa prima di introdurre il motivo di questa mail, perché io per primo faccio fatico ad affrontare argomenti che apparentemente mi paiono distanti dalla mia esperienza quotidiana. Quando sento parlare di "Collegato lavoro" di "cassa integrazione in deroga", di "contrattazione", di "tassazione sulle rendite finanziarie", di "finestre mobili", di "Piano per il sud" o di "fondi ordinari per l'Università" mi sembra di ascoltare un'altra lingua. O quantomeno qualcosa che non mi riguarda, che non può turbare la mia quotidianità e ancor meno i miei sonni. Se però faccio lo sforzo di soffermarmi un attimo sui termini, cercando di comprenderne la portata, comincio a capire che disinteressarmene significherebbe, di fatto, rendermi complice di una azione di progressivo smantellamento del nostro sistema dei diritti.

Dietro al provvedimento intitolato "Collegato lavoro", ad esempio, non ci sono solo rinvii tecnici a commi ed articoli, c'è un tentativo di snaturare il concetto stesso di "rapporto di lavoro", attribuendo al lavoratore un ruolo del tutto subalterno. Il datore di lavoro, infatti, con questa legge può imporre al lavoratore clausole diverse da quelle previste dai contratti di lavoro, demandando le controversie non più a un giudice ma ad un arbitro, che potrà decidere senza tener conto delle leggi e dei contratti. Tra l'altro la stessa disposizione porta l'età minima per l'apprendistato a 15 anni di età, aggirando di fatto l'obbligo scolastico (che per legge è fino a 16 anni) e il limite di età per accedere al lavoro.

Come vedi un innocuo "collegato" rimette in discussione principi per i quali i nostri padri e i nostri nonni hanno lottato e che sembravano inamovibili (il ruolo del contratto collettivo nella regolamentazione del rapporto di lavoro e il diritto all'istruzione, in questo caso).

Voglio farti un altro esempio di come parole apparentemente ostiche si possono trasformare in fatti palpabili, in effetti concreti sulla nostra vita. Il termine "contrattazione" ai più non dice nulla. A qualcuno, invece, provoca fastidio perché ricorda le meline e gli inciuci che l'immaginario collettivo attribuisce a un modello di sindacato rivendicativo, qualunquista e lontano dal merito.

Per me la "contrattazione" non è una zeppa e neppure un rituale inutile e abnorme, è piuttosto la presa d'atto di un rapporto di reciprocità tra chi produce (il lavoratore) e chi governa i processi di produzione (il datore di lavoro). Ciascuno ha bisogno dell'altro e quindi collabora per il raggiungimento dell'obiettivo comune, che è la produzione del bene.

Cancellare la contrattazione collettiva a favore di una contrattazione individuale (dove il lavoratore è la parte più debole) o delegare alla legge la regolamentazione del rapporto di lavoro è pericolosissimo, perché crea disuguaglianze, ingiustizie e tensioni sociali. L'effetto di questo squilibrio a favore del datore di lavoro, d'altronde, lo stiamo già vedendo: leggi dello Stato stanno soppiantando le regole frutto di "accordi tra le parti" (altro termine ostico), cancellando conquiste importanti sia sul versante salariale sia su quello normativo (vedi le ultime disposizioni introdotte per legge sul blocco delle retribuzioni fino al 2013, sui permessi retribuiti, sul part time, sui precari, sugli arbitrati, sui rimborsi chilometrici, sulla malattia, sugli orari di lavoro, sugli infortuni, sulle pensioni, ecc.).
Come vedi non bisogna pensare che dietro a parole incomprensibili e di difficile interpretazione (cosa vuol dire welfare?) non vi sia sostanza. Purtroppo è proprio dietro lo scudo dell'incomprensibilità che si celano le trappole più pericolose.

Tutto questo ragionamento vuole invitare a riflettere ancora una volta sul significato delle parole e sulla necessità di smascherare chi racconta che "sta lavorando per noi" (ghe pensi mi!) e "che tutto la va ben, madama la Marchesa". Per sostenere le lotte dei lavoratori e dei pensionati e per guardare al futuro dei giovani, la CGIL promuove una grande manifestazione nazionale per il 27 novembre a Roma.

Due i cortei previsti nella capitale, che partiranno alle ore 9 da Piazza della Repubblica e Piazzale dei Partigiani e che insieme confluiranno a Piazza San Giovanni.

La CGIL della Valle d'Aosta ha predisposto dei pullman che partiranno da Aosta la mattina del 26 (con pernottamento a Roma) o nel tardo pomeriggio, così da poter essere presenti alla manifestazione. Nei prossimi giorni ti invierò i dettagli. Nel frattempo ti invito ad approfondire i motivi della nostra protesta (cliccando sul link).
Un saluto.
Jean-Pierre
Segreteria FP CGIL Valle d’Aosta

lunedì 15 novembre 2010

STRUMENTALIZZAZIONE?




Com'è possibile che ogni volta che la Federazione della Sinistra, Rifondazione comunista, Comunisti Italiani e/o gli anticapitalisti intervengono a sostegno di una lotta, di una vertenza c'è sempre qualcuno che pensa che il nostro obiettivo sia la strumentalizzazione.

Ci siamo sempre occupati dei problemi dei lavoratori, (operai, impiegati, piccoli commercianti, piccoli atigiani e liberi professionisti) che la ns assenza nei luoghi delle lotte dovrebbe suscitare curiosità e domande.

Ogni tanto i media ci danno il giusto risalto come quando hanno messo nel vippometro in rialzo il ns segretario che ha partecipato effettivemente alla giornata di digiuno promossa dai lavoratori in sciopero della engineering (azienda multinazionale del settore informatico che in Italia ha circa 2000 dipendenti sparsi un po' ovunque e utili altissimi).

L'atteggiamento della azienda è lo stesso di Marchionne, le regole le fisso "io" le leggi, le faccio "io" cosa vuoi che mi interessi se 112 dipendenti saranno alla fine licenziati.

Il ragionemento è che sconfiggere i lavoratori e il sindacato servono prima di tutto ad impennare maggiormente il profitto(le borse sono così sensibili!!)e poi a aggiungere un altro tassello a quelli che già ora tendono a riportare il mondo del lavoro e della società all'800 come il decreto sul lavoro, le pensioni integrative: più lavoro, più profitti, meno salario e meno diritti.

E naturalmente in questo panorama è importante anche demolire, demonizzare, rendere invisibili quanti sostengono i lavoratori e le lotte per i loro diritti.

la domanda sorge spontanea chi strumentalizza chi?