
Valter Manazzale – Federazione della sinistra – mana61@tiscali.it
Sono entrato in Consiglio comunale a luglio del 2008, in sostituzione di Roberto Louvin eletto in consiglio regionale.
Quando ho presentato in aula le linee politiche che avrei seguito nella mian azione di Consigliere ho precisato che con la mia presenza tornava in Consiglio comunale una sensibilità politica, quella dei comunisti, che per troppo tempo era stata assente e che i miei obiettivi principali erano quelli di curare gli interessi dei lavoratori, intesi come lavoratori dipendenti, i piccoli commercianti e i piccoli artigiani. Cioè curare gli interessi di tutte quelle categorie che nessuno è intenzionato a rappresentare in quanto non sono portatori ne di interessi economici ne di potere. Insomma i lavoratori e i loro diritti.
Mi sono pertanto occupato con delle mozioni di chiedere la trasformazione di posti di lavoro a tempo determinato dei lavoratori di INVA, società interamente pubblica (Regione USL e Comune) che si occupa dell’informatica nel settore pubblico e la risposta fu che avrebbero provveduto nell’ambito della ristrutturazione della azienda, di lì a pochi mesi; la stabilizzazione del personale precario del Comune di Aosta che ad una prima risposta del Sindaco si pensava fossero solo quattro/cinque, e comunque che il comune di Aosta non poteva intervenire perché mancavano le norme attuative; la risposta non solo non mi convinse ma sapevo, come ho poi ribadito nella mia risposta, che al comune di Pont-Saint-Martin si era provveduto a stabilizzare un precario.
Ma la cosa strana fu che quando ripresentai la mozione perché la Regione aveva emanato le norme attuative, i lavoratori interessati ad un provvedimento di stabilizzazione erano scomparsi… Non solo: ne il sindaco ne il segretario generale sapevano che la legge regionale di bilancio 2010 portava al suo interno la norma per la stabilizzazione.
Il tema del lavoro e dei diritti è poi tornato alla ribalta anche quando negli ultimi mesi si è provveduto all’approvazione delle deliberazioni per la creazione dell’ato - ente unico interamente pubblico – che sostituirà il servizio dell’acquedotto municipale nella gestione integrata del servizio idrico.
Il problema che ho sottolineato nelle varie riunioni consiliari e commissioni non era tanto la creazione dell’ato che garantiva comunque la proprietà pubblica dell’acqua e della sua distribuzione quanto garantire il mantenimento dei livelli occupazionali e salariali e la possibilità da parte dei lavoratori di poter scegliere entro un certo tempo dato se rimanere far parte del personale comunale – quindi essere impiegati in altri servizi - o se passare definitivamente nel personale del nuovo ente.
Un altro tema che ho seguito con particolare interesse è stato quello della rappresentanza dei cittadini, tramite i comitati di quartiere e/o dei comitati spontanei anche monotematici.
Dopo mesi che il Comitato per il Viale della Pace chiedeva, inutilmente, al Sindaco e all’assessore competente un incontro per sottoporre loro domande e richieste ho deciso, d’accordo con il coordinatore del Comitato, di chiedere all’assessore di discutere in commissione dell’argomento V.le della Pace. Le commissioni sono pubbliche e con questo “stratagemma” il comitato ha avuto la possibilità di conoscere i risultati delle verifiche dei tecnici e le intenzioni dell’amministrazione comunale direttamente dalla loro voce.
Con alcuni compagni ho anche deciso di incontrare i Comitati di Quartiere della città per conoscere i problemi dei quartieri e capire cosa intendevano per istituzionalizzazione dei Comitati e il ruolo che questi avrebbero dovuto avere.
In realtà ho preso contatto solo con i comitati dei quartieri Arco d’Augusto, Cogne e Dora e con il Presidente del coordinamento dei comitati.
E’ dai comitati di quartiere e spontanei che ho capito quanto fosse importante parlare di condivisione, di partecipazione con i cittadini, ma quanto questo fosse visto dagli attuali amministratori come il fumo negli occhi. Infatti è molto più complesso agire se qualcuno - non solo la minoranza del Consiglio comunale – controlla la tua azione, sia questo un comitato o un gruppo di cittadini organizzato.
L’esempio più concreto di ciò l’ho verificato quando mi sono occupato della realizzazione del contratto di quartiere II (una serie di opere necessarie e di abbellimento del quartiere Dora) che prevedeva una cifra, tra le spese obbligatorie, per permettere alla popolazione di intervenire, condividere e alla fine decidere tra i progetti.
Nulla di tutto ciò. L’unica risposta alle mie domande (mozione) è stata che se la Giunta avesse dovuto monetizzare le energie spese e i costi per andare e venire dal quartiere per parlare con il Comitato, il tavolo delle risorse e la parrocchia sicuramente la spesa sarebbe stata infinitamente superiore a quella prevista.
La falsa attenzione nei confronti dei cittadini che s’impegnano per la loro città l’ho rivista più volte, ma emblematico è stato il rapporto con il Comitato di Quartiere Arco D’Augusto ed in particolare per il famoso “Ponte nuovo sul Buthier”. Tutte le critiche del Comitato sull’opera si sono rivelate veritiere (pericolosità, incidenti, lunghe code) e lo scontro con la Giunta è stato molto duro. Il comitato aveva ragione tant’è che l’Amministrazione comunale ha dovuto riportare la situazione veicolare alla situazione precedente alla costruzione del ponte.
Volendomi occupare dei lavoratori ho trovato naturale occuparmi anche degli ex lavoratori ovvero dei pensionati.
Esiste oramai in molto comuni italiani un’assicurazione per gli anziani ultra sessantacinquenni che prevede per una cifra minore a 1 euro a persona una serie di servizi: la copertura parziale dei danni per i furti e le rapine, ma anche per piccoli problemi come il rifare la chiave, sostituire la serratura, il viaggio di ritorno a casa in caso di rottura o furto del mezzo.
Ogni comune ha il suo regolamento: se si vuole si possono assicurare solo i settantenni, fissare un reddito per poter godere dell’assicurazione e la spesa potrebbe essere abbattuta se fosse considerata in parte una sponsorizzazione.
I temi affrontati in questi due anni sono stati comunque molti: l’allargamento dell’ospedale ad est con le conseguenze negative sul traffico e sulla città; il polo universitario che porterà allo stravolgimento di quel lato della città senza che il comune sappia la cosa principale: quale università; la città e i suoi problemi: vedi la zona del passaggio a livello di via Piccolo San Bernardo; le multe per il rispetto delle zone a traffico limitato; la piscina coperta degli anni settanta che non è più sufficiente all’utenza cittadina; l’illuminazione di via Garibaldi; i parchi cittadini di San Rocco, Saumont, Stadio Puchoz, e Tourneuve; l’interporto di cui condividiamo la filosofia, ma che ancora oggi non ha l’adesione dei principali corrieri della città; l’applicazione di un principio fondamentale alla tassazione sui rifiuti: la tassa la paga solo chi produce i rifiuti; un capitolo a parte per concludere questa piccola cronaca della mia vita da consigliere comunale: case popolari; case a canone concordato (proposta di acquistare alcuni alloggi nei palazzoni della speculazione di viale F. Chabod); aumentare il numero delle case da assegnare come alloggi popolari inserendo alcune delle case libere del Quartiere Cogne.
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