
estratto dell'intervista di Alessandro Pascale al candidato a Sindaco della Sinistra alle primarie dell'11 aprile 2010, organizzate dall'Alleanza Autonomista Progressista in occasione delle elezioni comunali di Aosta (leggi tutto sul sito del PRC o sul Bog dedicato agli amici e sostenitori del candidato
Quando e perché hai iniziato a far politica?
Personalmente credo che si possa far “politica” ovunque e spero che la mia passata attività d’insegnante e di ricercatore abbia fornito occasioni di riflessione e stimoli al pensiero critico. Se dopo una vita spesa in questo lavoro, oggi ho sentito il dovere di scendere in campo è perchè da uomo e da cittadino mi sembra di poter cogliere, riferite al presente, quella crisi della democrazia rappresentativa e quella speculazione ideologica ed economica sulle componenti della società più facilmente strumentalizzabili, le cause di fondo che hanno aperto la strada all’autoritarismo ed alla cancellazione dello Stato di diritto e dei diritti/doveri dei cittadini.
Che significato dai alla politica? Quali sono i tuoi valori?
I miei valori ruotano attorno al rispetto della persona, che è poi rispetto della sua dignità, nel lavoro e nella partecipazione al bene comune, con un forte impegno per la giustizia sociale,
Vorrei essere guidato nelle mie azioni, soprattutto da primi due articoli della Costituzione,: “L’talia è una repubblica fondata sul lavoro…. Tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge….” E vorrei qui richiamare un altro principio fondamentale: quello per cui tutti devono contribuire al progresso sociale in misura dei propri averi: le tasse costituiscono nella forma più tangibile, la base di una reale sensibilità per il bene comune. Chi non le paga deve essere escluso dai servizi pagati dalla cittadinanza.
Cosa ne pensi dell’attuale situazione italiana? Come giudichi l’operato del governo Berlusconi?
La risposta a questa domanda è contenuta in quanto ho detto sopra. Potrebbe essere riassunta in uno stato d’animo che non avevo sin qui provato nei decenni della “prima repubblica”, quantunque non esente da gravi difetti: ed è uno stato d’animo prodotto dalla vergogna di essere italiano; vergogna che non posso lasciare isterilire in una semplice protesta della mia coscienza. Quando il semplice rispetto delle persone è bollato con il termine spregiativo di “buonismo”; quando chi cerca di fare giustizia è definito “giustizialista”; quando il falso in bilancio non è reato; quando lo “scudo fiscale” altro non è che che una copertura per chi evade, bisogna scendere in campo. C’è il rischio, infatti, - confermato da tante operazioni orchestrate da chi ci governa, che la democrazia, per cui tanti si sono sacrificati, diventi un grimaldello nelle mani di chi oggi ha la maggioranza grazie al voto popolare, per scardinare i presupposti stessi della democrazia: il riconoscimento del ruolo del Parlamento, il riconoscimento che una democrazia moderna si fonda sullo scrupoloso rispetto della divisione fra il potere legislativo, quello esecutivo e quello giudiziario: un rispetto che deve tradursi in scelte concrete per attuare i principi fondamentali della Costituzione (ed in Valle d’Aosta anche dello Statuto speciale). La lotta - perchè tale è - contro l’evasione fiscale , la lotta non solo contro la pervasività del sistema mafioso, ma anche contro la sopravvivenza di quelle tentazioni golpiste che continuano ad ispirare gli aderenti alla P2, la lotta contro le demagogia e a difesa dell’etica politica e della moralità personale deve impegnare chi crede davvero nei valori che hanno ispirato l’antifascismo e la Resistenza ed unito parti politiche di diversa ispirazione nella lotta contro un comune nemico.
La crisi della democrazia, si sposa con la crisi dell’occupazione, con la precarietà del lavoro, con la contrapposizione fra i “veri italiani” e gli immigrati comunitari ed extra comunitari e lascia spazio ai rigurgiti xenofobi, se non razzisti tout court, di chi dimentica che in un recente passato gli italiani costretti ad emigrare all’estero, ma anche nelle regioni più ricche del loro paese, sono stati oggetto di pregiudizi e di ostracismo: ci sono volute almeno due generazioni perchè ai “barbari” fosse riconosciuto un ruolo positivo nel tessuto sociale.
Quali sono secondo te i problemi principali da affrontare in Valle d’Aosta oggi?
Credo che, in una visione molto amplia, quelli che sono oggi e saranno ancora per molto tempo i fattori di crisi possano restituire maturità politica e dignità sociale a tutti coloro che in Valle d’Aosta - ai vari livelli - hanno pensato che ai loro problemi, mal che vada, qualcuno avrebbe posto rimedio. L’eccesso di delega cancella l’autonomia, la democrazia e mortifica le capacità personali.
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